Dal 20 al 22 novembre torna a Milano il Festival della Letteratura Albanese. Tre giornate di incontri, presentazioni, dialoghi e approfondimenti per esplorare la letteratura albanese contemporanea, il suo rapporto con l’Europa e le nuove forme di espressione della cultura albanese.

La letteratura è uno dei luoghi in cui una cultura conserva la propria memoria, racconta il presente e immagina il futuro. Ma cosa succede quando le parole attraversano i confini? Come circolano le storie di una lingua in un altro Paese? E cosa si perde, o si guadagna, quando un’opera letteraria viene tradotta?

Sono alcune delle domande al centro della terza edizione di FjalaFest – Festival della Letteratura Albanese, che dal 20 al 22 novembre 2026 torna negli spazi del centro culturale Slow Mill, nel quartiere Isola di Milano.

Organizzato dall’associazione Dora e Pajtimit ASD-APS in collaborazione con Slow Mill, il festival nasce con l’obiettivo di promuovere e diffondere la letteratura albanese in Italia, creando occasioni di confronto tra autori, traduttori, editori, studiosi e pubblico.

Dopo le prime due edizioni, FjalaFest consolida il proprio ruolo di punto di riferimento per la valorizzazione della produzione letteraria albanese e per la costruzione di un dialogo culturale che coinvolge Albania, Kosovo, Italia e comunità albanesi in Europa.

La traduzione come incontro culturale

Il tema che attraversa questa edizione è quello della traduzione e della circolazione della letteratura albanese.

Tradurre significa rendere accessibile una storia a nuovi lettori, ma anche confrontarsi con le differenze linguistiche, culturali e identitarie che ogni opera porta con sé. La traduzione diventa così uno strumento di dialogo, capace di mettere in relazione mondi che spesso rimangono vicini geograficamente, ma ancora poco conosciuti sul piano culturale.

Il festival si aprirà venerdì 20 novembre con un confronto dedicato proprio a questo tema: «Che cosa perde e che cosa guadagna la parola nella traduzione?».

Scrittori, traduttori ed editori si confronteranno sulle opportunità e sulle difficoltà della diffusione della letteratura albanese nel panorama editoriale italiano ed europeo.

Tra gli ospiti e i protagonisti di questa edizione figurano autori provenienti dall’Albania, dal Kosovo e dalla diaspora, tra cui Stefan Çapaliku, Vlora Konushevci, Entela Tabaku, Primo Shllaku, Granit Zela e Ag Apolloni.

Raccontare l’Albania attraverso nuovi linguaggi

FjalaFest non vuole limitarsi alla dimensione strettamente letteraria. La cultura contemporanea si esprime attraverso linguaggi differenti e il festival intende esplorare proprio queste contaminazioni.

Sabato 21 novembre sarà dedicato anche al rapporto tra identità, appartenenza e nuovi strumenti della narrazione. Giornalismo, social media, cinema e stand-up comedy diventano strumenti attraverso cui raccontare l’Albania di oggi, superando stereotipi e costruendo nuove rappresentazioni del rapporto tra Italia e Albania.

Il panel «Raccontare l’Albania. Nuovi linguaggi, nuove identità», moderato dal giornalista e autore Arbër Agalliu, vedrà la partecipazione di Xhuljano Dule e Indri Shiroka.

Un’occasione per riflettere su come le nuove generazioni, in particolare quelle cresciute tra più lingue e culture, stiano contribuendo a trasformare il modo di raccontare e rappresentare l’identità albanese.

Libri, autori e una letteratura che attraversa i confini

Il programma proseguirà con incontri dedicati al mercato editoriale europeo, alla circolazione delle opere albanesi e al ruolo dei traduttori.

Non mancheranno presentazioni di libri, conversazioni con gli autori e momenti di confronto aperti al pubblico. Domenica 22 novembre sarà dedicata in particolare agli scrittori e alle loro opere, con presentazioni editoriali e un incontro-ritratto con un autore ospite.

Il festival rappresenta anche un’opportunità per avvicinarsi direttamente ai libri: durante le giornate sarà possibile conoscere e acquistare pubblicazioni in lingua albanese e italiana.

Un’attenzione particolare sarà riservata alla letteratura albanese prodotta e pubblicata fuori dai confini nazionali, con uno sguardo alla diaspora e al suo contributo alla costruzione di una cultura sempre più internazionale.

«Ci vediamo lì»: la fotografia come racconto della memoria

Ad accompagnare il festival sarà la mostra fotografica «Ci vediamo lì», a cura di Albes Fusha e Arben Alliaj.

La mostra contribuirà ad ampliare il racconto della manifestazione attraverso il linguaggio delle immagini, aggiungendo una dimensione visiva e documentaria al dialogo culturale che attraverserà le tre giornate.

Un festival aperto al dialogo

FjalaFest nasce dall’incontro tra Dora e Pajtimit e Slow Mill, due realtà che attraverso il proprio lavoro promuovono la cultura come strumento di partecipazione e incontro.

La letteratura albanese, con la sua storia e la sua produzione contemporanea, rappresenta un patrimonio culturale che merita di essere conosciuto, tradotto e condiviso. Ma il festival vuole essere anche qualcosa di più: uno spazio nel quale le persone possano incontrarsi, riconoscersi e scoprire nuove prospettive.

Perché una lingua non appartiene soltanto a chi la parla. Appartiene anche a chi la ascolta, la legge, la traduce e la porta in nuovi luoghi.

Dal 20 al 22 novembre, a Milano, FjalaFest invita tutti a prendere parte a questo incontro.

Programma e aggiornamenti: www.fjalafest.it

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